Fare i compiti per l’IA

L’utilizzo delle nuove tecnologie che ambiscono a rafforzare o sostituire non il lavoro operativo, ma quello cognitivo, come macchine learning, Intelligenza artificiale, RPA (Robotic Process Automation) rappresenta un potenziale di miglioramento delle attività di gestione delle risorse umane in termini sia di efficienza sia di efficacia.

Nei prossimi anni chi gestisce le persone potrà accedere a soluzioni tecnologiche sempre più avanzate in grado di modificare radicalmente il modo di lavorare. Eppure non possiamo semplicemente aspettare la prossima start-up di successo perché amare chiaro ai più che c’è una condizione importante da tenere in considerazione.
Tutte queste tecnologie per potenti che siano hanno un limite strutturale: non sono in grado di pensare in modo creativo. Possono simulare e avvicinarsi ai nostri processi decisionali, possono scovare relazioni molto improbabili tra dati diversi nei fenomeni organizzativi, possono riprodurre a velocità inimmaginabili attività di confronto tra informazione, ma non possono ad oggi individuare concetti astratti nuovi.
Non abbiamo certezza del fatto che questo rimarrà un limite delle tecnologie cognitive, ma secondo alcuni potrebbe non essere valicabile e quindi comporta la validità della condizione che citavo. Ma quale è quindi?
La condizione è di fare i compiti rispetto ai nostri processi decisionali e cercare di comprenderli meglio in tutte le loro ramificazioni. Solo se abbiamo sviluppato un’analisi accurata della qualità delle scelte che facciamo le possiamo poi utilizzare per addestrare in modo adeguato alle nostre esigenze. L’illusione che la tecnologia ci possa liberare dalla responsabilità di scegliere è pericolosa. Poiché impara da noi dobbiamo sforzarci e utilizzare tutti i dati con dei progetti mirati di HR analytics per evidenziare le determinanti effettive di quelle che sono le nostre decisioni. Capire quindi se siamo caratterizzati da distorsioni sistematiche ad esempio dei processi di selezione per evitare di ripetere più velocemente e all’infinito gli stessi errori.

Luca Solari

Founder di OrgTech & Professore ordinario Università Statale di Milano

Professore di Organizzazione Aziendale e Innovazione, Direttore della Scuola di Giornalismo presso l’Università degli Studi di Milano e fondatore di OrgTech, una società di trasformazione organizzativa basata sull’innovazione.

Fare i compiti per l’IA

L’utilizzo delle nuove tecnologie che ambiscono a rafforzare o sostituire non il lavoro operativo, ma quello cognitivo, come macchine learning, Intelligenza artificiale, RPA (Robotic Process Automation) rappresenta un potenziale di miglioramento delle attività di gestione delle risorse umane in termini sia di efficienza sia di efficacia.

Nei prossimi anni chi gestisce le persone potrà accedere a soluzioni tecnologiche sempre più avanzate in grado di modificare radicalmente il modo di lavorare. Eppure non possiamo semplicemente aspettare la prossima start-up di successo perché amare chiaro ai più che c’è una condizione importante da tenere in considerazione.
Tutte queste tecnologie per potenti che siano hanno un limite strutturale: non sono in grado di pensare in modo creativo. Possono simulare e avvicinarsi ai nostri processi decisionali, possono scovare relazioni molto improbabili tra dati diversi nei fenomeni organizzativi, possono riprodurre a velocità inimmaginabili attività di confronto tra informazione, ma non possono ad oggi individuare concetti astratti nuovi.
Non abbiamo certezza del fatto che questo rimarrà un limite delle tecnologie cognitive, ma secondo alcuni potrebbe non essere valicabile e quindi comporta la validità della condizione che citavo. Ma quale è quindi?
La condizione è di fare i compiti rispetto ai nostri processi decisionali e cercare di comprenderli meglio in tutte le loro ramificazioni. Solo se abbiamo sviluppato un’analisi accurata della qualità delle scelte che facciamo le possiamo poi utilizzare per addestrare in modo adeguato alle nostre esigenze. L’illusione che la tecnologia ci possa liberare dalla responsabilità di scegliere è pericolosa. Poiché impara da noi dobbiamo sforzarci e utilizzare tutti i dati con dei progetti mirati di HR analytics per evidenziare le determinanti effettive di quelle che sono le nostre decisioni. Capire quindi se siamo caratterizzati da distorsioni sistematiche ad esempio dei processi di selezione per evitare di ripetere più velocemente e all’infinito gli stessi errori.

Luca Solari

Founder di OrgTech & Professore ordinario Università Statale di Milano

Professore di Organizzazione Aziendale e Innovazione, Direttore della Scuola di Giornalismo presso l’Università degli Studi di Milano e fondatore di OrgTech, una società di trasformazione organizzativa basata sull’innovazione.